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Padre Gaetano Errico – Fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori

     

    Il Beato Gaetano Errico, nacque a Secondigliano, periferia nord di Napoli il 19 ottobre 1791.

    Apostolo della Misericordia di Dio, propagatore della devozione ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria e Fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori.

     

    Gaetano Errico fu un sacerdote secondo il cuore di Dio e un apostolo dedito alla santificazione del suo popolo.

    Ordinato sacerdote il 21 settembre 1815 dal Card. Ruffo Scilla, fu subito dal medesimo destinato alla parrocchia dei Santi Cosma e Damiano in Secondigliano, divenendo il braccio destro nel lavoro apostolico del parroco don Vitagliano il quale, notando il suo zelo senza fine, non si stancava di ripetere a tutti: “Abbiamo avuto un santo nel nostro paese. Don Gaetano Errico col suo zelo, con la sua condotta oltremodo esemplare e con le sue straordinarie fatiche apostoliche, santifica le anime affidate alle mie cure. Egli è veramente un sacerdote secondo il cuore di Dio, un operaio indefesso nella vigna del Signore”.

     

    Gaetano, infatti, oltre a far vivere la “Cappella serotina”, “che quasi languiva nel paese”, istituì in parrocchia vari Ritiri per la formazione religiosa e morale di varie categorie (“S. Luigi” per i giovani, “S. Teresa” per le signorine, “S. Monica” per le coniugate, della “Buona morte” per gli uomini sposati ed adulti).

     

    E poiché in parrocchia abbondavano ignoranza religiosa e indifferentismo per la fede, iniziò una CATECHESI solida, continua e alla portata di tutti. Oltre a predicare nei tempi forti dell’ anno e nelle varie circostanze che via via si presentavano quasi ogni giorno, nelle ore pomeridiane delle domeniche girava per le vie del paese, reggendo un grosso Crocifisso ed esortando a seguirlo in chiesa quanti più poteva ed entrando anche nei bar e nelle bettole per chiamare gli uomini intenti al gioco ed al bere. In chiesa teneva il cosiddetto “Catechismo grande”, durante il quale spiegava, con sodezza di dottrina e chiarezza di esposizione, il dogma e la morale cattolicaee rispondeva con solida apologetica ai mille errori che le Sette, in modo particolare quella dei Carbonari, andavano spargendo tra il popolo.

    E poichè esortava a “star lontano dai lupi rapaci che volevano rapire la loro fede in Gesù Cristo” e a mantenersi saldamente uniti al Papa, “il tersissimo canale” attraverso il quale essa ci perviene, spesso fu minacciato di morte se non la smetteva di parlare.

    Al che rispondeva: “ciò non sarà mai. Voi volete spargere l’errore e i ministri di Dio devono tacere? Volete uccidermi? Uccidetemi!”. E poichè continuava per la sua strada, gli avversari prima gli diedero una solenne lezione conducendolo in aperta campagna, dove legatolo ad un albero lo colpirono fortemente con sacchetti di arena e con un bastone di nervo di bufalo armato di chiodi e poi, tentarono di ucciderlo, mediante sicari, prima pugnalandolo e poi tirandogli una archibugiata.

    Ma il Signore lo protesse sempre ed egli potè continuare la sua azione contro la propaganda settaria ed ottenne che molti, abiurata la Setta, gli consegnassero i libri della loro dottrina, che Gaetano bruciò sempre, ripetendo: “Come brucio questi libri, così devo brucare il peccato”.

     

    Gaetano dovette difendere la fede del suo popolo dai suoi anni giovanili sino al momento della sua morte, perchè, caduti i Borboni di Napoli, nel 1860 i rivoluzionari si scagliarono contro il Papa ed il Clero e tentarono protestantizzare Napoli. Egli mai cessava di ripetere dal pulpito: “Figli miei, non vi lasciate sedurre dai seguaci del demonio i quali adopereranno tutti i mezzi e gli sforzi per farvi perdere la fede. Siate forti nella fede e, per sostenere le sue verità, stimatevi fortunati di dare anche il sangue e la vita se sarà necessario. Oh! Se potessi avere sì bella sorte di morire per sostenere i diritti della Religione e della Chiesa!”. E se non morì per la fede, per tutta la sua vita,con le parole e con le opere, dimostrò il suo forte attaccamento alla Chiesa ed alle direttive del Papa.

    APOSTOLO DELLA MISERICORDIA E DELLA RICONCILIAZIONE

    Un’ azione diretta sul popolo Gaetano l’esercitò in modo particolare col sacramento della riconciliazione. Obbligato a 26 anni ad abilitarsi alle confessioni dal Card. Riario Sforza, esercitò tale apostolato fino alla morte con un ritmo ed instancabilità tali da meritare dai confratelli la definizione di “uomo di pietra o di marmo”.

     

    Nei primi anni divideva il suo tempo tra l’insegnamento nelle scuole primarie (vi insegnò per circa 20 anni) e l’esercizio delle confessioni. Fondata poi la Congregazione, vi si dedicò con un ritmo più frequente allargando anche il suo raggio d’azione ai paesi vicini e a vari educandati e monasteri.

     

    Fu specialmente nella chiesa dell’ Addolorata in Secondigliano che svolse tale apostolato in modo continuo ed intenso. Accorrevano a lui non solo i compaesani che, al dir di un testimone processuale, “se gli fosse bastato il tempo, tutti gli 8000 si sarebbero confessati a Lui”, ma i forestieri “più dei compaesani” che venivano dalle città e province limitrofe.

     

    Iniziava a confessare ordinariamente nelle prime ore del mattino e terminava nel tardo pomeriggio, saltando spesso il pranzo o recandovisi “se chiamato insistentemente”; ma subito dopo era di nuovo in confessionale, perchè non rimandava mai alcuno senza averlo confessato, soprattutto gli uomini

    ai quali dava sempre la precedenza. A loro dedicava in modo particolare le domeniche, in considerazione che nei giorni feriali erano impediti dal lavoro. Con i penitenti seguiva sempre una “via di mezzo”, non troppo rigida né troppo indulgente ed usava il metodo che può definirsi della misericordia. Infatti scriveva ad un suo Congregato: “Dio che non vuole la morte del peccatore, è sempre più misericordioso di noi suoi ministri. Adunque siate misericordioso quanto lo potete essere, perchè troverete misericordia presso la Maestà di Dio”.

     

    Non aspettava che gli uomini andassero a lui ma incontrando qualcuno che riteneva un po’ trascurato, facendo finta di dargli uno schiaffetto, gli diceva: “Gesù Cristo ti vuole bene. Quando ci vedremo?” A volte bastava un semplice cenno con gli occhi perchè l’altro afferrando il suo pensiero esclamasse: “Don Gaetano, ho capito domani ci vedremo”.

    L’UOMO DAL CUORE SEMPRE APERTO

    Nei limiti delle sue possibilità, Gaetano andò sempre incontro alle necessità di tutti, specialmente dei lavoratori, dei bisognosi, dei malati d’ ogni categoria.

     

    I secondiglianesi ricordano le sue attenzioni per i poveri. Essi erano i suoi padroni, e sicuri di trovare sempre aperta la porta del suo cuore ricorrendo a lui in ogni loro necessità. Ripetendo: “i poveri vanno sempre soccorsi pensando che sono la persona di Gesù”, dava quanto guadagnava dal ministero o dalla rendita patrimoniale, quando viveva in famiglia e, dopo la fondazione della Congregazione, quanto riceveva dai benefattori.

     

    Ogni giorno circa cento poveri ricevevano una minestra calda alla portineria della sua Casa religiosa. Autorizzava spesso artigiani disoccupati,con famiglia a carico, a prelevare a suo nome, presso i negozi alimentari, il necessario settimanale. Pagava abitualmente la pigione per alcuni ammalati o a famiglie minacciate di sfratto per morosità, facendosi, per queste ultime garante riguardo al futuro. Elargiva il denaro ai braccianti agricoli perchè comprassero una zappa e potessero essere chiamati a giornata. Anticipava ,senza alcun interesse o elargiva a fondo perduto, somme a tessitrici perchè, comprando un telaio, potessero lavorare in proprio e liberarsi dalla schiavitù degli strozzini.

     

    Per gli ammalati ebbe sempre cure particolari. Vi accorreva sempre per assisterli spiritualmente ed anche materialmente, se molto poveri. Per questi ultimi oltre a chiamare i medici e procurare le medicine si interessava per farli ricoverare in qualche ospedale cittadino e procurava loro anche qualche mezzo di trasporto più comodo.

    Specialmente nel colera del 1836 e del 1854 egli scrisse pagine memorabili di carità nell’assistenza ai malati da meritare di essere chiamato un nuovo S. Carlo Borromeo.

    AMANTE DI MARIA SANTISSIMA

    Una delle caratteristiche della sua spiritualità fu la sua profonda devozione mariana. Maria SS.ma fu per lui non solo il modello a cui cercò di ispirare tutta la sua vita, ma l’ispiratrice e il sostegno della sua azione apostolica. Poichè la devozione a Maria appariva da ogni suo atto e parola, i suoi contemporanei la dissero “straordinaria”, “tenerissima”, “singolare”, “fervidissima”, da “innamorato”. Infatti ne parlava sempre con zelo e mostrava grande fiducia in Lei.

    Nel parlare di Maria SS.ma Gaetano Errico si infiammava anche esternamente accendendosi d’insolito fervore, tanto da “sembrare un uomo di fuoco”. Fu scritto di lui: “L’ anima dell’ innamorato S. Bernardo e dell’ affettuoso S. Alfonso de’ Liguori parevano in lui trasfuse con tutte le emozioni dei loro tenerissimi cuori… S’ infiammava in volto, scintillavano gli occhi, s’interrompeva l’accento, versava lacrime amorose” ed il popolo commosso, a sua volta, esclamava: “adesso se ne sale in cielo, Don Gaetano, il pulpito e la statua della Madonna”.

     

    Gli furono cari tutti i titoli di Maria, ma mostrò una speciale preferenza per l’ Addolorata. Ne parlava spessissimo con entusiasmo e fervore ed animava tutti ad aver fiducia in Maria Addolorata, come mostrava di averne egli in ogni circostanza.

     

    In suo onore fece costruire una chiesa, che è il cuore di tutti i Secondiglianesi, e in essa vi collocò una statua dell’ Addolorata, alla quale volle che specialmente i Secondiglianesi si rivolgessero nelle ore tristi o liete della vita. Ed essi la invocarono con fede negli anni e ne sperimentarono la valida protezione, per cui il Rev.mo Capitolo Vaticano ne decretò l’incoronazione solenne che avvenne il 4 agosto 1935 per le mani dell’ Em.mo Card. Ascalesi.

    FONDATORE E MISSIONARIO

    Ubbidendo ad una divina ispirazione, Gaetano Errico, ultimata la chiesa e costruite sul terreno adiacente due terranei con altrettante stanzette superiori, vi si ritirò ad abitare fin dal gennaio 1831. Nel 1834, costruite altre camerette, col permesso del Card. Filippo Caracciolo, accolse alcuni sacerdoti perchegrave; lo aiutassero nel predicare le missioni al popolo. Gettava così le basi della Congregazione del Missionari dei Sacri Cuori che fu approvata in modo definitivo da Pio IX nel 1846.

    Con i suoi missionari egli evangelizzò intere regioni come la Campania, la Lucania, la Basilicata, il Sannio, il Molise e le Puglie suscitando ovunque l’entusiasmo delle popolazioni, l’ammirazione del Clero e ricevendo gli elogi degli Ordinari dei luoghi che chiedevano l’apertura di case della Congregazione. Dopo aver aperto le case di Roccasecca, Andretta, Cerignola, Bitetto, Bari, Sandonato e Massafra e gettava le basi per la fondazione delle Suore dei Sacri Cuori.

    Lo colpì la morte e ad essa seguì la soppressione delle Congregazioni religiose.

     

    Il popolo lo pianse e lo acclamò santo ? si accrebbe ovunque la fama di santità che aveva goduto in vita anche per i doni soprannaturali di cui era stato ornato: estasi, bilocazione, scrutazione dei cuori, miracoli e profezie. Fu in vita consultato dai Cardinali arcivescovi di Napoli Ruffo Scilla, Caracciolo e Riario Sforza negli affari della diocesi. Ferdinando II, ritenendolo un santo, voleva nominarlo confessore di suo figlio Francesco ed egli personalmente gli apriva la sua coscienza e avrebbe voluto anche nominarlo vescovo.

    Dopo la morte, il coro divenne più poderoso:

    Il Card. Riario Sforza, nell’ apprendere la morte dell’Errico, esclamava: “Ho perduto la più forte colonna della mia diocesi!”

     

    Il Card. Cosenza, nel sentirlo nominare si toglieva il cappello e diceva: “Don Gaetano era un Apostolo, aveva lo Spirito di Dio. L’ho conosciuto da chierico e fu sempre un santo”.

     

    Il Card. Ferrata lo definiva “un secondo Curato d’ Ars”. L’ arcivescovo di Gaeta, vent’ anni dopo la sua morte scriveva: “Gaetano Errico, uomo di Dio, mentre visse fu il buon odor di Cristo che fino ad oggi profuma queste regioni”.

     

    Il popolo di Secondigliano lo chiamò “il nostro santo” e per tutti fu ed è rimasto “ O’ Superiore “. Iniziati, perciò i processi, il 18 dicembre 1884 Leone XIII approvava l’introduzione della causa di beatificazione e lo dichiarava Venerabile, mentre Paolo VI il 4 ottobre 1974 dichiarava eroiche le virtù da lui esercitate.

     

    Il quattordici aprile 2002 il Papa Giovanni Paolo II lo dichiarava Beato e in quella occasione disse dell’ Errico:” In un’epoca segnata da profondi cambiamenti politici e sociali, di fronte al rigorismo spirituale dei giansenisti, Gaetano Errico annuncia la grandezza della misericordia di Dio, che sempre chiama alla conversione coloro che vivono sotto il dominio del male e del peccato. Vero martire del confessionale, il nuovo Beato vi trascorreva intere giornate spendendo il meglio delle proprie energie nell’accoglienza e nell’ascolto dei penitenti. Col suo esempio egli ci stimola a riscoprire il valore e l’importanza del sacramento della penitenza, dove Iddio distribuisce a piene mani il suo perdono e mostra la sua tenerezza di Padre verso i propri figli più deboli”.

    "Dio giudica l'albero dai suoi frutti, non dalle sue radici"